Selezione di brani per esercitarsi a leggere ad alta voce

In questa pagina, trovi una selezione di brani sui quali esercitarti a leggere. L'anno indica l'edizione di riferimento.

Agassi Andre, Open, Einaudi, 2011
Narrativa - Adulti

Arriviamo allo studio televisivo nel tardo pomeriggio. Una mezza dozzina di attori ci salutano cordialmente. Sono il cast, presumo, gli gli eponimi Amici, ma per quel che ne so potrebbero anche essere sei attori disoccupati di qualche sperduto paesello. Non ho mai visto la serie. Brooke li abbraccia, arrossisce, balbetta, anche se ha già trascorso intere giornate a provare con loro. Non l’ho mai vista così impressionata dalle celebrità. Le ho presentato Barbra Streisand e non ha reagito in questo modo.

Alexander Jessica, Il metodo danese per crescere bambini felici ed essere sereni, Newton Compton - 2015
Manualistica - Adulti 

Per esempio, se un bambino danese scarabocchia un disegno molto velocemente e lo dà al genitore, questi generalmente non dirà: «Mamma mia! Ottimo lavoro! Sei proprio un grande artista!». Sarà più probabile che faccia domande sul disegno in sé: «Che cos’è?», «A cosa pensavi quando lo hai fatto?», «Perché hai usato quei colori?». O forse dirà semplicemente grazie se si è trattato di un dono. Focalizzarsi sul lavoro, piuttosto che fare complimenti esagerati al bambino, è un approccio molto più danese. Ciò aiuta a concentrarsi sul compito svolto, ma insegna anche l’umiltà. Rendere i bambini sempre più consapevoli di poter padroneggiare un’abilità, piuttosto che illuderli di esserne già padroni, fornisce una base più solida per crescere. Promuove forza interiore e resilienza.

Banksy, Wall and Piece, Century, 2006
Libro fotografico - Ragazzi / Adulti

Advice on painiting with stencils. It's always easier to get forgiveness than permission

Barrenetxea Iban, Un ottimo lavoro, Sinnos, 2016
Narrativa - Ragazzi

C'era una volta un falegname molto laborioso e preciso che si chiamava Firmìn. Firmìn sapeva costruire ruote di tale perfezione, che bastava guardarle appena per farle iniziare a girare. E anzi, continuavano a girare e girare fino a perdersi all'orizzonte. Rispuntavano poi dalla parte opposta dopo uno o due anni e dopo aver percorso il mondo intero.

Bollea Giovanni, Le madri non sbagliano mai, Feltrinelli, 2007
Saggistica - Adulti

Educare, pur in tutta la sua complessità, è, in fondo, più semplice di quanto non si pensi: basta saper dare sempre al figlio la parte che desidera di noi stessi, tenendo conto che l'aspetto materiale, pur importante, è secondario all'affetto, alla complicità, allo stare insieme, allo scambio di idee.

Carofiglio Gianrico, La regola dell'equilibrio, Einaudi, 2014
Narrativa - Adulti 

- Perché non mi hai chiamato? - Ci ho pensato, ma mi vergognavo. - Ti vergognavi? Di chiamare un amico? Ma tu dallo psichiatra devi andare, non dall'ematologo. Che significa? - Mi sentivo inferiore. All'improvviso ero finito dalla parte dove ci sono i malati, mentre i sani, quelli che continuano le loro vite normali, che mangiano, bevono, lavorano, viaggiano, fanno l'amore, fanno progetti, erano dall'altra, quella da cui ero appena stato escluso. Mi sentivo inferiore e mi vergognavo. So che può sembrare strano, ma è così.

Donaldson Julia - Scheffler Axel, Zog, Emme edizioni, 2014
Poesia - Bambini

Per diventare un drago perfetto / a scuola si impegna ogni bravo draghetto. / Qui si insegnano materie strane, molto diverse da quelle umane, / e la maestra Dragona darà / le stelle d'oro a chi le meriterà.

Gramsci Antonio, Odio gli indifferenti, Chiarelettere, 2011
Saggistica - Adulti

Odio gli indifferenti. Credo come Federico Hebbel che "vivere vuol dire essere partigiani. Non possono esistere i solamente uomini, gli estranei alla città. Chi vive veramente non può non essere cittadino, e parteggiare. Indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.

Hesse Hermann, Narciso e Boccadoro, Mondadori, 1989
Narrativa - Adulti 

"Mio caro", bisbigliò, "non posso aspettare fino domani. Debbo prendere congedo da te e come congedo debbo dirti ancora tutto. Ascoltami un momento ancora. Volevo raccontarti della madre, che mi tiene le dita strette intorno al cuore. Da molti anni, creare una figura della madre è stato il mio sogno più caro e più misterioso, era per me la più santa di tutte le immagini, me la portai sempre in cuore, una figura piena d'amore e di piena di mistero. Ancora poco tempo fa mi sarebbe stato insopportabile il pensiero di dover morire senza aver realizzato questo mio sogno; tutta la mia vita mi sarebbe apparsa inutile. Ed ora guarda che strano destino: invece d'esser le mie mani a formarla e plasmarla, è lei a formare ed a plasmare me. Ha le sue mani intorno al mio cuore e lo stacca dal mio corpo s mi svuota; mi ha allettato a morire, e con me muore anche il mio sogno, la bella figura, l'immagine della grande Eva-Madre. La vedo ancora e, se avessi forza nelle mani, potrei darle forma. Ma essa non vuole, non vuole che io renda visibile il suo mistero. Preferisce che io muoia. Muoio volentieri: essa mi rende facile il trapasso".
Narciso ascoltava costernato quelle parole e dovette chinarsi fin sul volto dell'amico per poter afferrarle ancora. Alcune giunsero indistinte, altre chiare, ma il loro significato gli rimase nascosto.
Poi il malato spalancò gli occhi ancora una volta e fissò a lungo il viso dell'amico. Con gli occhi prese congedo da lui. E con un movimento, quasi tentasse di scuotere la testa, sussurrò: "Ma come vuoi morire un giorno, Narciso, se non hai una madre? Senza madre non si può amare. Senza madre non si può morire."
Ciò che mormorò ancora in seguito non fu più comprensibile. Le due ultime giornate Narciso rimase seduto al suo letto giorno e notte, e lo guardò spegnersi. Le ultime parole di Boccadoro gli bruciavano nel cuore come fuoco.

Lionni Leo, Piccolo blu e piccolo giallo, Babalibri, 2010
Narrativa – Bambini

Un giorno mamma blu disse: "Io devo uscire. Tu aspettami a casa. Ma piccolo blu voleva giocare con piccolo giallo e andò a cercarlo nella casa di fronte. Purtroppo la casa era vuota. Dove era piccolo giallo? Lo cercò di qua, lo cercò di là. Lo cercò dappertutto... finché improvvisamente girato l'angolo... Eccolo! Felicemente di abbracciarono e si abbracciarono così forte che divennero verdi.

Lucarelli Selvaggia, Che ci importa del mondo, Rizzoli - 2014
Narrativa - Adulti

Penso di non essermi mai imbattuta in un individuo più allergico al concetto di famiglia nella mia esistenza di Giorgio. Perfino il mio ex marito, al confronto, era un capofamiglia solido e affidabile. Con i genitori ha un rapporto gelido. Per il resto, so dell’esistenza di un altro paio di ex fidanzate della famosa Milano bene liquidate brutalmente prima di me, di un fratello con cui non si parla da anni per una storia legata all’eredità del nonno materno e di un labrador di nome Axel che ha mollato in un allevamento a Pavia quando ha deciso che non aveva più tempo di occuparsene. Questo è il centro attorno al quale si muove la sfera affettiva del candidato sindaco Giorgio Mazzoletti. Poi certo, ci sono stata io. Che su questo suo smagliante egoismo mi sono schiantata con la stupidità di chi pensa di avere davanti un bambino a cui deve insegnare ad amare e non un adulto che non ha nessuna voglia di imparare. 

Lewis Roy, Il più grande uomo scimmia del Pleistocene, Adelphi, 2013
Narrativa - Adulti

È un privilegio incomparabile essere proprio il primo a provare una nuova esperienza umana, qualunque sia; e se poi è l’amore!… Pensate! L’amore, che oggi si compiace se i giovani sembrano ancora apprezzarlo quando lo incontrano nella giungla, sulla sponda di un lago o in cima a una montagna… Oggi è cosa di normale amministrazione, che ha opportunamente preso il suo posto nel processo evolutivo; ma, ah!, quando era appena nato!…

McLiam Wilson Robert, Eureka Street, Fazi Editore, 2001
Narrativa - Adulti

Molte persone, tuttavia, si rifiutavano ancora di credere ai propri occhi, e numerosi passanti fissavano sgomenti e increduli gli escrementi, il sangue e i brandelli di carne sparsi ovunque, incapaci soprattutto di afferrare il valore politico della scena. Un ingenuo vigile del fuoco che aveva ritrovato qualcosa che poteva assomigliare a una testa mozzata lo giudicò, nella sua semplicità, un puro atto di sadismo. Una donna con il viso insanguinato che consolava il suo bambino vicino alla libreria non era consapevole degli imperativi storici che avevano condotto a un simile gesto. Un atterrito turista francese che al momento della detonazione si trovava nelle vicinanze di Castle Street, non troppo vicino alla bomba quindi, non sembrava comprendere perché fossero stati assassinati degli irlandesi se l’obiettivo era quello di cacciare gli inglesi dall’Irlanda. Non per niente era francese.

Moeyaert Bart, Il Club della Via Lattea, Sinnos, 2016
Narrativa - Ragazzi / Adulti

Le campane non ti dicono mai che ora è, le campane cantano. In estate ti fanno capire se il cielo è pulito. E nelle mattine d'inverno, secondo me, se stai ad ascoltare con gli occhi chiusi, potresti quasi capire se è nevicato e quanto è nevicato.
Le nostre campane ci facevano capire che dovevamo portare pazienza ancora per quattro ore. Quattro lunghe ore prima che Nancy e Jekyll passassero. Oppure no.

Omero (traduzione di Vincenzo Monti), Iliade, Rizzoli, 1990
Poesia  - Adulti

Cantami, o Diva, del Pelìde Achille / l'ira funesta che infiniti addusse / lutti agli Achei, molte anzi tempo all'Orco / generose travolse alme d'eroi, / e di cani e d'augelli orrido pasto / lor salme abbandonò.

Palacio R. J., Wonder, Giunti, 2013
Narrativa - Ragazzi

So di non essere un normale ragazzino di dieci anni. Sì, insomma, faccio cose normali, naturalmente. Mangio il gelato. Vado in bicicletta. Gioco a palla. Ho l’Xbox. E cose come queste fanno di me una persona normale. Suppongo. E io mi sento normale. Voglio dire dentro.
Ma so anche che i ragazzini normali non fanno scappare via gli altri ragazzi normali fra urla e strepiti ai giardini. E so che la gente non li fissa a bocca aperta ovunque vadano.
Se trovassi una lampada magica e potessi esprimere un desiderio, vorrei avere una faccia così normale da passare inosservato. Vorrei camminare per strada senza che la gente, subito dopo avermi visto, si volti dall’altra parte. E sono arrivato a questa conclusione: l’unica ragione per cui non sono normale è perché nessuno mi considera normale.

Pesci Ugo, Come siamo entrati in Roma, Parenti editore, 1956
Memorie - Adulti

Per chi ha la fortuna di esser nato da quando non vi sono più confini in Italia non sarà male premettere che la prima strada entrava negli Stati del Papa al Ponte Felice sul Tevere, mentre seguendo la seconda si entrava in quelli Stati a Passo Corese, molto più vicino a Roma. La strada ferrata, che segue il corso della Nera sulla sponda destra del fiume, sconfinava fra Narni ed Orte, percorrendo un lungo tratto negli Stati del Papa, per rientrare nel territorio del Regno a Ponte Felice e riuscirne di nuovo a Passo Corese. Una convenzione fra il governo Pontificio e quello del Re d’Italia aveva stabilito da un pezzo che, su quei due tratti della ferrovia compresi dentro i confini pontifici, fosse permesso di transitare agli ufficiali italiani in uniforme ed armati, come era permesso per il maggior tratto da Passo Corese e Ceprano per quelli diretti a Napoli. […] Il Cadorna, come egli stesso ha narrato, insisteva nell’idea d’andare a sconfinare a Passo Corese; il ministro Ricotti invece gli ordinava di far passare il confine della 12a divisione (Mazè de la Roche) a Ponte Felice […].

Rodari Gianni, Atalanta, Editori riuniti, 1982
Narrativa - Bambini / Ragazzi

Giasone superò la prova. Dopo essersi spalmato con cura l'unguento di Medea su tutto il corpo, senza trascurarne la più piccola parte, affrontò gli assalti dei tori dal respiro di fiamma e li stroncò. I tori, messi in ginocchio e costretti a subire il giogo, ararono docilmente il campo prescritto. / Giasone trasse poi dalla bisaccia i denti del drago e li seminò nei solchi profondi. In pochi istanti, da ognuno dei denti balzò un guerriero armato di tutto punto e pieno di furia. Ma l'unguento di Medea rendeva Giasone invulnerabile, Con calma l'eroe respinse un assalto dopo l'altro, uccidendo i mostruosi figli del drago. Essi però parevano moltiplicarsi davanti alla sua spada instancabile nel menar colpi mortali. Allora Giasone si ricordò del consiglio di Medea e gettò una pietra in mezzo alle loro schiere risorgenti. Se avesse gettato in mezzo a loro la discordia stessa non avrebbe ottenuto risultato più spaventoso. I guerrieri si rivolsero gli uni contro gli altri e in una battaglia ferocissima si distrussero fino all'ultimo. Il terreno, prima del tramonto, era coperto di cadaveri. Un grido di vittoria si alzò dalle file degli Argonauti, ma Atalanta non vi unì la sua voce. Essa guardava, sul palco della famiglia reale, il volto di Medea: il solo volto radioso tra gli sconfitti. 

Rodari Gianni, I viaggi di Giovannino Perdigiorno, Einaudi, 2012
Poesia - Bambini

Giovannino Perdigiorno / è un grande viaggiatore, / viaggia in automobile, / in moto, in ascensore, / viaggia in monopattino, / a piedi, in aeroplano, / viaggia in dirigibile, / col carrettino a mano / con il treno diretto e con l'accelerato, / ma un paese perfetto / non l'ha ancora trovato... 

Safran Foer Jonathan, Ogni cosa è illuminata, Guanda, 2002
Romanzo - Adulti

Quella sera l'usuraio infamato Yankel D portò a casa la bambina. Eccoci qui, le disse, saliamo il gradino. Siamo arrivati. Questa è la tua porta. Ed ecco, questo che sto girando è il pomolo della tua porta. Ed ecco, qui è dove mettiamo le scarpe quando entriamo. E qui è dove appendiamo le giacche. Parlava come se lei potesse capirlo, mai in toni striduli o a monosillabi infantili, e assolutamente mai con parole senza senso. Questo è il latte che ti do da mangiare. Arriva dal lattaio Mordechai, di cui un giorno farai la conoscenza. Lui tira il latte da una mucca, cosa che se ci pensi è molto strana e inquietante, quindi non ci pensare... Questa è la mia mano che ti accarezza la faccia. Certe persone sono mancine, e altre sono destrorse. Noi non sappiamo ancora cosa sei tu, perché te ne stai semplicemente lì seduta e lasci che sia io a usare la mano... Questo è il mio cuore. Lo stai toccando con la mano sinistra non perché sei mancina, anche se potresti esserlo, ma perché sono io che la tengo contro il mio cuore. E' quello che mi tiene vivo.

Scialoja Toni, Tre chicchi di moca, Edizioni Lapis, 2011
Poesia - 
Bambini

Tre chicchi di moca / tritava il tricheco / per fare il caffè. / Lo vide la foca/ e disse "Che spreco! / Due chicchi, non tre!".

Sepúlveda Luis, Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare, Salani, 1996
Romanzo - Bambini / Ragazzi 

Fortunata volava solitaria nella notte amburghese. Si allontanava battendo le ali con energia fino a sorvolare le gru del porto, gli alberi delle barche, e subito dopo tornava indietro planando, girando più volte attorno al campanile della chiesa. "Volo! Zorba! So volare!" strideva euforica dal vasto cielo grigio. L'umano accarezzò il dorso del gatto. "Bene, gatto. Ci siamo riusciti" disse sospirando. "Sì, sull'orlo del baratro ha capito la cosa più importante" miagolò Zorba. "Ah sì? E cosa ha capito?" chiese l'umano. "Che vola solo chi osa farlo" miagolò Zorba.

Terzani Tiziano, Un altro giro di giostra, TEA, 2008
Narrativa - Adulti

«Quando l’allievo è pronto il maestro compare», dicono gli indiani a proposito di un guru, ma lo stesso è vero di un amore, di un posto, di un avvenimento che solo in certe condizioni diventa importante. Inutile cercare le ragioni, andare a caccia di fatti e spiegazioni. Noi stessi siamo la riprova che c’è una realtà al di là di quella dei sensi, che c’è una verità al di là di quella dei fatti e se ci ostiniamo a non crederci, perdiamo l’altra parte della vita e con quella la gioia, appunto, del mistero. 

Zola Émile, Al Paradiso delle Signore, Newton, 2010
Narrativa - Adulti

Anche alle sete c'era la stessa ressa. Si accalcavano soprattutto davanti alla vetrina interna messa in ordine da Hutin e che Mouret stesso aveva ritoccata da maestro. In fondo alla sala, intorno a una delle colonne di ferro fuso che sostenevano la vetrata, c’era come una cascata di stoffa che cadeva dall’alto e si allargava fino in terra. Dapprima rasi chiari e sete pallide, i rasi «regina», i rasi «rinascimento» dalle tinte madreperlacee d’acqua di sorgente; le sete leggere con le trasparenze del cristallo, verde Nilo, cielo indiano, rosa di maggio, azzurro Danubio. Poi venivano i tessuti più forti, i rasi meravigliosi, le sete «duchessa» a tinte calde che venivano giù a ondate consistenti. E in basso come in una vasca, dormivano le stoffe pesanti, i corpetti bell’e fatti, i da' maschi, i broccati, le sete perlate e rigate, in mezzo a un letto profondo di velluti, neri, bianchi, colorati a fondo di seta e di raso, che con le loro macchie variegate formavano un lago immobile dove pareva danzassero riflessi di cielo e di paesaggio. Alcune donne, pallide di desiderio, si chinavano quasi per specchiarvisi. Tutte, di fronte a quella cateratta erompente restavano ammirate, con la paura nascosta di essere prese nello straripamento di quel lusso, e con la voglia irresistibile di gettarvisi e perdersi.

[Selezione a cura di Marzia Piccininno]

[Si ringraziano per suggerimenti e ispirazioni: Angela Asor Rosa, Simona Centi, Fiamma De Salvo, Della Passarelli, Eugenia, blog Il mestiere di scrivere, Appasseggionellaletteratura].